Articoli
dalle nostre riviste per genitori
Allattare
un prematuro è possibile!
(Breastfeeding a preemie is possible!)
Di P.A.
Pubblicato in "Da mamma a mamma" n. 45, Estate 1996
Nostra figlia
decide di rompere le acque alla 35ª settimana, cogliendoci un po
impreparati. Lecografia a cui sono sottoposta in ospedale evidenzia
che la bimba non è cresciuta per niente dalla precedente. Il
medico presente mi tranquillizza dicendo che è una bimba piccola
di circa due kg e questo comporterà il suo trasporto nel reparto
di neonatologia di un ospedale attrezzato.
Durante la registrazione
dei battiti si presenta una sofferenza; nonostante il parto proceda,
si decide di intervenire con un cesareo che si attuerà direttamente
nellaltro ospedale. Alla nascita la bimba pesa 1,7 kg; il suo
problema è legato alla torsione del funicolo che non le ha permesso
un adeguato nutrimento. Lostinazione, il suo attaccamento alla
vita ed il tempismo del ginecologo hanno permesso la sua nascita senza
complicazioni. Mi sveglio dal cesareo, la potrò vedere solo il
giorno successivo: la descrizione che mio marito mi fa di lei mi deve
bastare.
Alle mamme con cesareo in
seconda giornata portano i bambini da allattare e io vado in crisi
chiedo un tiralatte per stimolare il seno, ma mi viene risposto: "Ma
perché? La sua bimba è prematura". Io chiedo: "Perché,
i prematuri non mangiano?".
La mia compagna di stanza
inizia ad allattare: le portano il bambino,lo appoggiano sul suo ventre;
con la flebo attaccata non riesce ad attaccarlo, nessuno le spiega,
il bimbo piange, la mamma piange
Poiché sono ancora
debole, mi reco in carrozzella a vedere attraverso una vetrata la mia
piccola; è in incubatrice, sarà per la distanza che ci
separa, ma è piccolissima e un sondino le esce dal naso, perché
si pensa che non abbia il riflesso della suzione. La mia reazione è
disperata, faccio fatica a riconoscere in lei lesserino che per
otto mesi è cresciuto dentro di me. Il personale del reparto
di neonatologia si accorge del mio stato di crisi e mi aiuta moltissimo
Il giorno dopo, riuscendo a camminare posso entrare e toccarla attraverso
le aperture dellincubatrice.
Nel reparto esiste un lactarium,
con tiralatte elettrici in cui le mamme ad orari fissi vanno a togliere
il latte
Cè tristezza, ma molta voglia di essere vicini
a quei cuccioli.
Il mio primo giorno di allattamento
riesco faticosamente, dopo 40 minuti, ad estrarre una lacrima di colostro;
aumenta la mia crisi, ma lo porto vergognosamente al personale che,
con mio stupore, si complimenta. Dicono alla mia bimba che la sua mamma
le ha fatto un latte buonissimo: sono felice
Ecco che qualcosa,
dietro a tante porte, vetri, mascherine, ci unisce
il latte!
La fiducia che il personale
riesce a darmi mi permette di raggiungere, giorno dopo giorno, quantitativi
sempre maggiori di latte, addirittura superiori a quelli che la bimba
assume. Il personale mi spiega che quello in esubero viene pastorizzato
e fornito ad altri bambini del reparto: il pensiero che possa servire
anche ad altri mi riempie di gioia.
Il ritorno a casa non è
dei più felici perché mia figlia dovrà rimanere
un altro mese in ospedale. Andare da lei due volte al giorno è
per me - non ancora in perfetta forma - abbastanza pesante, ma noi abbiamo
un incontro ogni tre ore, quando io punto la sveglia e mi tolgo il latte
che poi le porto.
Quando la piccola torna a
casa pesa 2,5 kg, è confusa: lattacco, succhia un po
ma poi ricorda il modo di succhiare del biberon
è difficile,
ho la sensazione di non farcela.
Il giorno in cui ho partorito
dovevo partecipare ad un incontro de La Leche League e, non potendo,
ho incaricato mio marito di far acquistare in quelloccasione,
da unamica, il Manuale "L'arte dellallattamento materno",
provvidenziale idea che mi ha permesso di contattare una Consulente
de La Leche League a me "vicina", non solo geograficamente.
La consulente è la
persona che ha sopportato le mie ansiose telefonate dandomi consigli
indispensabili per la buona riuscita dellallattamento, ma insegnandomi
anche ad aver fiducia in me stessa.
Questa esperienza è
sicuramente servita a mia figlia, che ha preso il latte al seno fino
a 16 mesi, permettendole di recuperare in fretta la sua prematurità,
e ha insegnato molto a me: è unesperienza che non potrò
mai dimenticare. Questo mi spinge a ringraziare La Leche League perché
esiste, e un grazie particolare è rivolto a quella consulente
che, pur non frequentandoci e sentendoci telefonicamente ora di rado,
rimarrà nei miei pensieri unamica che mi ha ascoltato e
consigliato come nessun altro avrebbe potuto fare!
E la mia bimba? Lei allatta
le sue bambole e ogni tanto, quando mi spoglio, mi chiede se può
succhiare dal seno un po di latte
Io le spiego che non ce
nè più, ma lei sostiene che pochino pochino cè
forse ha ragione lei: nulla può far scomparire la gioia che si
prova allattando, nemmeno il tempo!
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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