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Allattare
quando il bimbo è prematuro
(Breastfeeding when the baby is premature)
Di S.C.
Pubblicato in "Da mamma a mamma" n. 48, Estate 1997
Avevo appena
iniziato lottavo mese di gravidanza ma unepatosi gravidica
e la pressione alta fecero concludere tutto in anticipo con un ricovero
allospedale dove quel giorno, con un cesareo durgenza, è
nato mio figlio, del peso di poco superiore ai due chili, ed inevitabilmente
messo in incubatrice. Oltre al dispiacere di non poter partecipare alla
nascita del mio piccolo, ero seriamente preoccupata che la sua permanenza
in incubatrice avrebbe significato rinunciare anche allallattamento
al seno.
Fortunatamente, mi trovavo
in un ospedale che, dando molta importanza al contatto iniziale tra
madre e figlio, incoraggia le donne ad allattare e ho potuto sperimentare
di persona linteresse e la disponibilità delle infermiere
e dei medici. Per esempio, immediatamente prima del parto, la mia ginecologa
mi rassicurò molto, raccontandomi esperienze analoghe di altre
sue pazienti e spiegandomi che avrei potuto ugualmente allattare il
bambino, togliendomi il latte e portandolo in pediatria.
Infatti, mentre io ero ancora
a letto dopo il cesareo, le infermiere della pediatria dissero a mio
marito che dovevo subito procurarmi un tiralatte per stimolare la produzione
di latte. Gli diedero alcuni contenitori per il latte, gli mostrarono
la saletta riservata alle mamme per togliere il latte, con tanto di
soluzione sterilizzatrice per tiralatte e biberon. Inoltre, gli spiegarono
come avrei potuto fare per evitare ingorghi ed altri problemi. Ho quindi
iniziato a tirarmi il latte e, dopo pochissimi giorni, non cera
più bisogno di giunte di latte artificiale poiché ero
in grado di fargli avere tutta la quantità necessaria.
Il quinto giorno, date le
buone condizioni del mio piccolo, mi è stato permesso di aprire
lincubatrice e provare ad attaccarlo al seno. Piangendo dalla
gioia, ho avuto il primo contatto con lui: era un piccolo scricciolo
pelle e ossa, con tantissimi capelli e un faccino dolce dolce. Io, mamma
alle primissime armi, non sapevo da dove si cominciava ad attaccare
un bambino al seno, come tenerlo in braccio, cosa fare.
Fortunatamente lui succhiava
con tutta la sua forza, anche se non riusciva a prendere più
di cinque grammi in venti minuti! Ero molto spaventata dalla difficoltà
della situazione e non riuscivo quasi a credere che prima o poi il mio
piccolo avrebbe preso tutto "direttamente" da me, senza il
passaggio del biberon. Potevo però contare sullaiuto delle
infermiere, che mi stavano vicino e mi facevano vedere come si doveva
fare, cercando di capire quale fosse la posizione più adatta
per allattare il mio bambino e come fare per stimolarlo e non stancarlo.
Soprattutto, mi invitavano a non scoraggiarmi se il piccolo prendeva
poco dal mio seno. Limportante era che lui crescesse e poi, diventato
un po più robusto, tutto sarebbe andato a posto, bastava
solo un po di pazienza e tenacia.
Dopo essere stata dimessa,
ho continuato a portare il mio latte in ospedale due volte al giorno,
momenti in cui continuavo il mio "training" dallattamento
con mio figlio, uscito dallincubatrice e passato al lettino. Nonostante
noi mamme e papà fossimo con il camice e la mascherina, nelle
piccole "tende gialle" ognuno di noi era messo in grado di
avviare bene il rapporto con il figlio appena nato. Latmosfera
del nuovo reparto era infatti serena, tranquilla e rassicurante per
la discreta presenza di persone disponibili ed esperte. Tra laltro,
non dimenticherò mai la loro determinazione nellinvitare
le mamme ad attaccare i loro piccoli, nel non arrendersi e cedere alla
pigrizia del latte artificiale bello e pronto e facile da dare.
Di quei giorni ricordo soprattutto
la sensazione di fare qualcosa di importantissimo, forse la cosa più
bella che avessi fatto nella mia vita, proprio perché sentivo
di contribuire alla felicità di un essere umano con i miei gesti
e, inutile dirlo, con il mio latte.
Di fatto, il mio bimbo ha
rapidamente raggiunto i fatidici due chili e mezzo, ed è finalmente
venuto a casa con noi. Nel giro di due settimane il piccolo è
riuscito a prendere tutto dal mio seno ed ho finalmente potuto salutare
biberon e tiralatte.
Adesso, a tre mesi, il mio
cucciolo pesa ben 5 chili e 700 grammi e non sembra assolutamente un
prematuro reduce dallesperienza dellincubatrice. So che
questo dipende molto dal mio latte e dal sostegno che ho avuto per riuscire
ad allattarlo.
Penso di essere stata veramente
fortunata e di dovere molto a quelle persone che, durante la mia degenza
in ospedale, mi hanno aiutata ed incoraggiata.
Adesso il loro posto è
stato preso dalle consulenti de La Leche League, che mi hanno aiutata
a superare le inevitabili difficoltà. Il senso di solitudine
è infatti terribile e rende gigantesco ogni minimo ostacolo,
ed è quindi importante poter contare su persone esperte e sensibili.
L'ultimo aggiornamento è stato fatto il
02/01/07
da jlm.
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